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SANTI E DEVOZIONI

In purgatorio si soffre moltissimo

Molti di noi sottovalutiamo quanto si soffra in purgatorio. Sant’Alfonso Maria de Liguori, come anche Santa Caterina da Genova, hanno tanto parlato di questo aspetto che nessuno ama ricordare o mettere in rilievo, eppure la più grande sofferenza di questa terra è la più piccola in purgatorio.

Il Purgatorio coi suoi tormenti, «il più piccolo dei quali sorpassa in rigore le più terribili sofferenze di questo mondo», ci mostra la gravità dei più piccoli peccati, la purezza della città di Dio, la necessità della penitenza, la Giustizia, la Misericordia, la Santità di Dio vivo e vero.

La Novena di Sant’Alfonso ed il trattato di Santa Caterina da Genova, scritti affatto differenti di stile e di tono, si completano nell’armonia celeste e pratica, simili in dottrina e conclusione, poiché ispirate dallo stesso Spirito in due anime sorelle, tutte inabissate in Dio.

Ma S. Alfonso de Liguori è il dottore che «rompe il pane ai piccoli», la madre che parla ai suoi beniamini nel loro linguaggio e coi loro sentimenti: mescolanza salutare di semplicità e di scienza profonda e vasta, ma «adattata» agli umili che tanto amava fino a rassomigliarsi ad essi assolti dai peccati” (2Mac 12,46), ha offerto per loro anche suffragi» (n.50).

« Alcune esortazioni pastorali. – La veneranda fede dei nostri maggiori circa il vitale consorzio con i fratelli che sono nella gloria o ancora dopo la morte stanno purificandosi, questo Sacrosanto Concilio la riceve con grande pietà e nuovamente propone i decreti dei Sacri Concili: Niceno II, Fiorentino e Tridentino. E insieme, con pastorale sollecitudine, esorta tutti quelli a cui spetta, perché, se si fossero infiltrati qua e là abusi, eccessi o difetti, si adoperino per toglierli o correggerli, e tutto ristabili-scano per una più piena lode di Cristo e di Dio. Insegnino dunque ai fedeli che il vero culto non consiste tanto nella molteplicità di atti esteriori, quanto piuttosto nell’intensità del nostro amore fattivo» (n. 51).

2  S. Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), napoletano, avvocato e poi sacerdote, vescovo, fondatore della Congregazione del SS. Redentore (Redentoristi). Scrisse un trattato di Teologia morale e molti libri di ascetica, tra cui  Del gran mezzo della preghiera, Pratica di amare Gesù Cristo, Le glorie di Maria, ecc. Canonizzato nel 1839 e nominato dottore della Chiesa nel 1871.

S. ALFONSO M. DE’ LIGUORI E S. CATERINA DA GENOVA

S. Caterina da Genova, invece, è maestra geniale, spirito fermo, luminoso, eloquente, dalle idee chiare, poco numerose, ma ricche e sostanziali, che manifesta la virtù della sua anima con emozione intensa, con sentenze fondamentali, e rese con vigore; la concisione e la luce del Verbo di Dio.

In S. Alfonso vi è penetrante, consolante, ma sincera e verace, la tenerezza verso le sofferenti | del Purgatorio, anime benedette, sante anime, Regine sante, Spose di Dio, nonostante le loro colpe passate». Il dottore “pratico” le considera nel primo istante della loro vita, che egli paragona alla propria vita di peccatore.

S. Caterina, in termini sobrii, fa risplendere la santità di queste anime, la loro pace e la loro gioia, in mezzo a quegli orrendi tormenti, nelle pene del danno, della riparazione e dell’attesa. Ella fa soprattutto risaltare la totale dimenticanza di se stesse, il loro sguardo puro, semplice e diritto verso la volontà di Dio e la sua Sapienza, il quale dà loro, nei «misericordiosi tormenti», l’espiazione che esse adorano e desiderano.

S. Alfonso le presenta pure così: ma per capirlo bene bisogna “considerarlo” con attenzione; bisogna, ripetiamo, gustarlo lentamente questo «miele delle Alpi», che nasconde e spande tutto profumo e sapore.

Leggeteli con amore, adagio e con santi desideri… Troverete tutte le virtù nella carità che è loro Regina. Voi giungerete con questi dolci maestri, nell’«unzione che insegna» al medesimo pensiero.

Nella dottrina ed esortazione finale i due dottori danno la stessa conclusione, perché la parola del medesimo Spirito li ammaestra.

3  S. Caterina Fieschi (1477-1510), sposa di Giuliano Adorno, conver-tita e mistica della carità. Dai suoi scritti fu tratta l’opera  Vita e dottrina (1551), uno dei cui capitoli è stato definito “Trattato del Purgatorio”. Originale la sua ottica femminile sul mistero della purificazione: ella intende il Purgatorio come la pausa di abluzione e di abbigliamento che la sposa domanda allo Sposo prima dell’incontro nuziale.

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